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 Prologo generale a una risposta al post-teismo di Paolo Gamberini: la prima parte di un’ampia riflessione

Il dibattito contemporaneo attorno alla figura di Dio è attraversato da una profonda vertigine culturale. Il movimento del post-teismo — rappresentato in Italia con vigore speculativo e passione pastorale da Paolo Gamberini nei suoi saggi Deus 2.0e Pensare Dio altrimenti — muove da una diagnosi innegabilmente reale: l’immagine di Dio ereditata da molta catechesi e da certo teismo convenzionale appare oggi priva di tenuta. L’idea di un Dio concepito come “super-persona” o “ente supremo” collocato “lassù” nell’alto dei cieli, che agisce in modo estrinseco o arbitrario attraverso interventi prodigiosi per correggere il corso della natura o riempire i vuoti della conoscenza umana, si scontra frontalmente con il disincanto della ragione scientifica e della sensibilità postmoderna.

Tuttavia, di fronte a questa crisi dell’immagine del “Dio-Soggetto” o “Dio-tappabuchi”, la soluzione proposta dalle correnti post-teiste rischia di generare una cura più nociva della malattia. Nel comprensibile tentativo di liberare la teologia da un antropomorfismo ingenuo e da un estrinsecismo concorrenziale (in cui la presenza di Dio toglierebbe spazio alla libertà della creatura), il post-teismo finisce spesso per compiere una drastica opzione immanentistica. Dio cessa di essere il Partner d’Alleanza personalizzato ed entra in un processo di progressiva smaterializzazione o sublimazione.

È qui che si inserisce il richiamo metodologico e teoretico formulato con straordinaria lucidità dal teologo Alberto Cozzi: «L’esigenza di non oggettivare Dio al modo di una realtà sovra-mondana e in concorrenza col mondo non deve rendere Dio una realtà evanescente, senza volto e ai margini dell’esperienza possibile, soprattutto dell’esperienza di sé. Il Dio di Gesù Cristo, l’ineffabile Trinità, è qualcosa da incontrare nella storia, in un’alleanza, ossia in una relazione fedele e drammatica, nella quale i partner del rapporto scoprono le loro identità iscrivendo nella durata del tempo il loro rapporto».

Questo monito costituisce il vero e proprio perno attorno a cui deve ruotare ogni autentico discernimento teologico. Il superamento delle caricature idolatriche del teismo non può e non deve tradursi nell’evaporazione dell’Assoluto in un’energia cosmica impersonale, in una Divinitas indifferenziata o in un vuoto fluttuante. Se Dio perde il suo Volto e la sua capacità di interpellare l’uomo nella storia, la fede si dissolve in una vaga mistica della natura e l’essere umano rimane tragicamente solo con sé stesso.

L’EQUAZIONE DI GAMBERINI: UNA TRASCENDENZA SENZA ALTERITÀ?

Per comprendere l’architettura teoretica che questo prologo intende vagliare, occorre soffermarsi sul nucleo speculativo della proposta di Paolo Gamberini: il paradigma del Monismo relativo. Gamberini condensa la relazione tra il divino e il creato in un’equazione simbolica formulata come x = x + y, dove x rappresenta l’essere di Dio e y la realtà del creato.
Nelle intenzioni dell’autore, questa formula intende superare sia il dualismo teistico(che separa Dio e mondo come due sostanze affiancate) sia il panteismo rozzo (che li identifica piattamente). Se si risolve l’equazione sottraendo x da ambo i membri, si ottiene y = 0: il mondo, separato dalla sua relazione a Dio, equivale a nulla; ma l’aggiunta di y a x non incrementa l’essere di Dio.

Eppure, l’analisi critica condotta dall’ontologia trinitaria (da Pierangelo Sequeri ad Alberto Cozzi, da Piero Coda a Giovanni Ferretti a Calogero Caltagirone e, umilmente, rimanderei anche al mio Trattato di teologia trinitaria, Il Mistero del Dio vivente. Per una teologia dell’Assoluto trinitario– EDB) individua in questa formula un’aporia insuperabile: la costruzione di una “trascendenza senza alterità”.
Se l’essere di Dio è definito in modo essenziale e co-originario dalla sua relazione con il mondo (x = x + y), la Creazione cessa di essere un atto sovrano, libero e assolutamente gratuito di Grazia (creatio ex nihilo) e diventa una necessità strutturale o un’autoespressione inevitabile della Divinità.

Risolvendo la y a zero nell’isolamento dall’Assoluto, si finisce per depotenziare la consistenza ontologica della creatura. Quando la relazione precede l’identità al punto da riassorbire i termini relazionati in una totalità indistinta, scompare lo “iato” metafisico tra Creatore e creato. La teologia della Creazione, invece, insiste sul fatto che quella “distanza di nature” non è un muro che isola, bensì la premessa indispensabile affinché vi sia reale amore (Agape). L’amore esige la distinzione e il rispetto dell’altro: non si dà alleanza né dramma salvifico laddove la creatura è riconcettualizzata come una mera fluttuazione o un’emanazione interna all’oceano divino.

DALLA MEDIAZIONE COSMOLOGICA ALL’EVENTO DELL’ALLEANZA

Un secondo snodo decisivo riguarda il mutamento del canone gnoseologico. Il post-teismo compie un passaggio radicale: dalla mediazione antropologica ed essenzialmente storica della verità di fede passa a una mediazione cosmologicaeterodiretta dalle scienze empiriche. Assumendo i modelli della meccanica quantistica (come l’entanglement o i campi di probabilità), dell’evoluzionismo biologico e delle neuroscienze, il post-teismo eleva il paradigma scientifico attuale a filtro supremo per stabilire cosa, della Rivelazione, sia ancora “credibile” e cosa vada invece “demitizzato” come relitto prescientifico.

Così facendo, la teologia subisce una colonizzazione metodologica. I dogmi fondamentali — dall’Incarnazione intesa come Universale Concreto nella carne singolare di Gesù di Nazareth, al realismo pasquale della Risurrezione e della tomba vuota — vengono ridefiniti in chiave simbolico-evolutiva. L’Incarnazione diventa la legge generale della materia (Deep Incarnation), e la Risurrezione si riduce a un’esplosione di energia d’amore o a un processo di maturazione della coscienza cosmica. Non credo proprio che il “Cristo cosmico” di De Chardin possa patire una così “perversa” assimilazione.

A questo riduzionismo, l’ontologia trinitaria risponde rivendicando la fede come autentico sapere della libertà. La verità cristiana non si offre secondo l’evidenza empirica o la misurazione del laboratorio, ma secondo la logica dell’evidenza simbolica. Il simbolo qui non è una vaga metafora poetica, ma l’evento storico e corporeo di Gesù Cristo che reca in sé una densità di senso assoluta e indeducibile: se non sviluppa e articola questa “verità” come fa il post-teismo a restare “cristiano”? La Rivelazione non è un mito cosmico che spiega il funzionamento dell’universo, ma una Parola d’Amore che irrompe nella storia, interrompe le nostre evidenze calcolanti e ci convoca in una relazione di vocazione e responsabilità.

Dio non è il presupposto cosmologico di un sistema in evoluzione, ma il Partner di un’Alleanza fedele e drammatica. L’Alleanza biblica non è un’idea astratta: è l’intreccio temporale di promesse, risposte, fedeltà e persino tradimenti in cui Dio e l’uomo si riconoscono e scoprono le rispettive identità lungo la durata del tempo.

L’AFFIDABILITÀ DEL FONDAMENTO

In ultima analisi, la posta in gioco nel confronto con il post-teismo non è una contesa accademica su formule verbali o definizioni astratte. Ciò che si decide è la natura stessa dell’esperienza umana e credente: possiamo davvero fidarci del Reale?

Il post-teismo, offrendo un Mistero senza volto, senza voce e senza libertà, propone un’immagine del divino che non chiede decisioni, non convoca la libertà e non sa consolare nel dolore concreto, perché coincide sostanzialmente con il flusso indifferente dei processi cosmici. La teologia trinitaria e pasquale sostiene invece che il Fondamento dell’universo non è un’energia anonima, ma Amore personale e crocifisso che si è fatto carne e storia. Solo un Dio incontrabile e affidabile, che entra nel tempo e stringe un’Alleanza irrevocabile con l’uomo, è capace di riscattare la nostra fragilità, di dare un senso alla sofferenza e di schiudere una speranza incorruttibile che non teme il vaglio del tempo e della ragione.

S.E.R. Antonio Staglianò

Fonti : https://www.sudefuturi.it/2026/09/18/la-vertigine-culturale-del-post-teismo-che-cerca-di-smaterializzare-dio/

Immagini: https://www.sudefuturi.it/2026/09/18/la-vertigine-culturale-del-post-teismo-che-cerca-di-smaterializzare-dio/