La basilica di Santa Maria
in Montesanto

Santa Maria in Montesanto, é una basilica di Roma situata in piazza del Popolo, nel rione Campo Marzio, tra via del Corso e via del Babuino. Essa si colloca nell’area urbana detta del Tridente, una delle massime realizzazioni urbanistiche del XVI secolo, cosí chiamata a causa della forma definita dalle tre direttrici rettilinee (via di Ripetta e via del Babuino con al centro via del Corso), che si diramano da Piazza del Popolo. Sotto le due Chiese gemelle si trovano i resti di due monumenti funerari a forma di piramide, somiglianti come forma e dimensioni a quella di Caio Cestio. Risalenti probabilmente all’etá  augustea, esse rappresentavano un ingresso monumentale al Campo Marzio, funzione assunta successivamente dalle due Chiese gemelle.

La Basilica Santa Maria in Montesanto (1675) e la gemella Santa Maria dei Miracoli (1678), pur presentando alcune differenze soprattutto planimetriche, conferiscono alla piazza una caratterizzazione in pieno stile barocco. Mentre Santa Maria dei Miracoli presenta una pianta circolare, Santa Maria in Montesanto mostra una forma ellittica. Progettate per volontá  di Papa Alessandro VII, sono entrambe dedicate alla Madonna e sono state erette proprio all’inizio della via Lata (odierna via del Corso), perché fosse la Chiesa, con la protezione materna della Vergine Maria, ad accogliere i pellegrini che dalla Porta Flaminia entravano nella “cittá  santa”. Leggi tutto

Planimetria e Architettura

Si accede al presbiterio attraverso un arco trionfale sormontato da due angeli che reggono lo stemma del Cardinale Gastaldi, attribuiti a Filippo Carcani, di cui abbiamo poche notizie: sembra che sia stato allievo di Ercole Ferrata (1610 – 1686), e che veniva chiamato Filippone. Il bianco catino absidale, tripartito, è decorato da festoni floreali.

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Il lato ovest è composto dalla cappella della famiglia Montioni, il cui stemma campeggia sull’arcone di accesso, è dedicata ai Santi Giacomo Maggiore e Francesco; dalla Cappella di Santa Maria Maddalena dè Pazzi (1566 – 1607), alla quale è dedicata la cappella, apparteneva alla famiglia fiorentina famosa per la “congiura dè Pazzi” del 1478; e infine dalla La cappella, dedicata a Santa Lucia, passò nel 1831 alla famiglia Palombi che la utilizzò come sepolcro di famiglia.

Il lato est è composto dalla cappella di Sant’Anna fu progettata da Carlo Bizzaccheri (1656 – 1721), collaboratore di Carlo Rainaldi e allievo di Carlo Fontana; dalla Cappella delle Anime del Purgatorio;  e dalla Cappella del Crocifisso
La cappella fu progettata da Alessandro Cessani intorno al 1670.

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La sezione della cupola è costituita da un dodecagono iscritto in un ellisse mentre il lanternino, anch’esso a sezione ellittica, dà luce all’interno assieme a sette finestre, tre disposte sul lato destro, tre sul lato sinistro ed una in facciata. Le statue nelle nicchie sono di Filippo Carcani.

La navata di Santa Maria in Montesanto è a pianta ellittica, a differenza della “gemella” che è a pianta circolare.

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La storia

L’attuale basilica di Santa Maria in Montesanto, consacrata alla Vergine del Monte Carmelo, venne a sostituire una precedente chiesa dello stesso titolo, sita tra via del Babuino e via del Corso.

Da un manoscritto del tempo* sappiamo che il 13 marzo 1640 fu eliminata dalla Santa Sede ogni opposizione alla costruzione promossa dai Carmelitani detti del Primo Istituto o di Monte Santo in Sicilia.

La prima pietra del nuovo tempio veniva benedetta e posata il 15 luglio 1662, da Mons. Girolamo Castaldi; papa Alessandro VII vi si recò il 22 ottobre per visitare i lavori, che egli stesso aveva affidato a Carlo Rainaldi, ma che purtroppo, alla sua morte, si arrestarono alle finestre della cupola. Furono ripresi qualche anno dopo e condotti a termine grazie alla munificenza del Castaldi – divenuto cardinale – ad opera di Carlo Fontana e Mattia de Rossi, con la supervisione di Gian Lorenzo Bernini. Come annotato nel suddetto manoscritto, per la costruzione della basilica i Carmelitani vi impiegarono oltre 23 mila scudi, «una somma molto ben superiore di quello che vi spese il sig. card. Castaldi». Inaugurata per l’anno santo del 1675, la Basilica fu aperta ai fedeli nel 1679.

Sull’altare maggiore campeggia l’immagine della Madonna del Carmine di Monte Santo, con un cartiglio nel quale si legge “In Monte Sancto ejus Carmelo steterunt pedes ejus”. La tela, proveniente dall’antica chiesetta, fu decorata di corone auree dal Capitolo vaticano nel 1659, circa venti anni prima che fosse trasferita nell’attuale basilica. Una pia leggenda attribuisce l’opera a una pittrice tredicenne che, non riuscendo a dipingere il colorito e i contorni del volto della Vergine, nella sua prima opera pittorica di grande formato, fu presa da tale sconforto che decise di deporre il pennello e riposare; al risveglio avrebbe trovato il quadro miracolosamente completato.

Il restauro del dipinto del 2016 ha permesso di scoprire la firma della pittrice Plautilla Bricci apposta sul retro della tela e di decifrare un manoscritto incollato sul retro del pannello ligneo che conferma la sua origine miracolosa.

L’anonimo autore di “Roma sacra antica e moderna” (ed. 1687) annotava che le feste di luglio a Santa Maria in Montesanto erano celebrate «con grandissima devozione e concorso di popolo», che si riversava da tutta la città a venerare la «devota e miracolosa immagine della Vergine SS. ma del Carmine». Dinanzi ad essa sostarono in preghiera Clemente XIII (1761), Leone XII (18 febbraio 1825), il futuro Pio XII, che il 24 agosto 1884 rivestì lo scapolare, Giovanni XXIII (1 aprile 1962).

Dietro richiesta di papa Leone XII, con Breve* del 3 giugno 1825, i Carmelitani consegnarono la chiesa al Capitolo dei canonici della basilica di Santa Maria Regina Coeli, officianti allora a Santa Lucia della Tinta. Lo stesso Pontefice, con il medesimo atto, nel 1825 elevava la chiesa a dignità di basilica minore col titolo di “Santa Maria Regina Coeli in Monte Santo”. Nella basilica il 10 agosto 1904 venne ordinato sacerdote Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963), il futuro Papa Giovanni XXII (1958-1963).

A seguito delle leggi eversive dello Stato italiano del 1873, il Capitolo fu soppresso e i Canonici prebendati furono sostituiti da Canonici onorari che, nel 1972, passarono definitivamente alla chiesa di San Nicola in Carcere. Nel 1974, il Vicariato di Roma affida la basilica a monsignor Ennio Francia, officiale della Segreteria di Sato e canonico di San Pietro, che nel 1981 verrà nominato Rettore dal Cardinale Vicario Ugo Poletti.

*Roma, Archivio gen. dei Carmelitani – fasc. II. Mons. Sanctus. 1
*Secr. Brevi 4788, lib. I, n. 22